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OTTAVA EDIZIONE


NE' PER NE' CONTRO (BENSI' AL CONTRARIO). INVASIONI di "condivisione" nasce da una riflessione sui più recenti e rilevanti mutamenti che investono il nostro tempo e da una intuizione sul ruolo che la libera circolazione dei saperi e l'uso sociale delle nuove tecnologie possono svolgere.

La condivisione dei saperi e della conoscenza è la pratica che, da sempre, ha permesso a uomini e donne del pianeta di conquistare le più significative tappe dello sviluppo culturale, scientifico ed economico. La nostra comunicazione, collaborazione e cooperazione sono basate sulla conoscenza comune e, a loro volta, la riproducono di continuo, rielaborandola e modificandola di volta in volta. Questa produzione di conoscenza tende ad invadere ed occupare ogni attività. Al giorno d'oggi, chiunque lavori con l'informazione e la conoscenza sa di avere a che fare con un processo senza sosta: si riallaccia a una conoscenza comune che gli è stata trasmessa dagli altri e crea, a sua volta, una nuova conoscenza comune. Se Shakespeare fosse oggi al lavoro a Manhattan o nel West End londinese, avrebbe non pochi rompicapi con giudici e tribunali: aveva adattato "Romeo e Giulietta" da una poesia di Arthur Brooke, a sua volta basata su una traduzione francese di vari racconti italiani, realizzata da Pierre Boaistuau. La storia delle opere creative, che si tratti di "Romeo e Giulietta" o dell'ultimo disco di Chuck D dei Public Enemy, è la cronaca di lavori presi in prestito da altri.

Quella che noi oggi conosciamo come la " rivoluzione digitale" ebbe inizio grazie all'allegra sperimentazione di appassionati, hobbisti e ricercatori universitari i quali, animati dallo "spirito di Berkeley", discutevano e progettavano insieme il sogno egualitario di un computer per tutti. La diffusione e lo sviluppo del Kit Altair, il primo calcolatore elettronico alla portata di qualsiasi persona, avvenne in anni ed in un contesto in cui non si differenziava "ciò che è mio, da ciò che è tuo", avendo tutti per scopo l'avanzamento generale dello stato dell'arte. Si confrontavano collettivamente per risolvere le questioni tecniche relative al software e all'hardware ed ognuno poteva trovare modo per contribuire alla soluzione dei problemi. Le invenzioni di quel periodo non potevano mai essere attribuite a un solo inventore, ma erano sempre espressione del singolo, corretto, emendato e consigliato dall'intera comunità informatica.

Nel tempo che viviamo, il mezzo di produzione base è sempre più il "bene" immateriale, che è sapere e conoscenza. Che si tratti dei lavoratori del settore agricolo che sviluppano le proprietà specifiche delle sementi o dei programmatori di software, ad esso si applica lo stesso ragionamento che a un bene economico materiale. Chi se ne è accaparrato la "proprietà intellettuale" ne limita l'accessibilità e la riproducibilità, al fine di aumentarne il valore e ricavare profitti. Ma la conoscenza è un attività mentale e relazionale, potenzialmente illimitata e riproducibile, e non un oggetto equivalente a una merce. Dal mondo delle grandi corporations dei media, dell'editoria e dello spettacolo si è dispiegato un vero e proprio attacco contro la diffusione del sapere come bene comune, proprio quando, grazie alle tecnologie digitali, informazione e cultura potrebbero essere accessibili istantaneamente, ovunque, e a costi bassissimi. E' un processo che determina un impoverimento generale della società: chi non può permettersi di comprare l'accesso ai saperi, alla cultura, all'istruzione rimane escluso.

INVASIONI di "condivisione" intende iniziare a riflettere e discutere criticamente sui differenti aspetti della condivisione e circolazione dei saperi, sui concetti che hanno fatto della libera fruizione dei codici delle scienze, delle opere d'arte, dei software, una pratica possibile. Come da consuetudine della Festa delle Invasioni, ragionare su alcune coordinate significa innanzitutto cercare di capire come la città di Cosenza, le cose fatte in questi ultimi otto anni si inseriscono in questo ragionamento. Quali linee prospettiche tracciano, quali contraddizioni aprono e come e cosa si può elaborare sulla base di queste esperienze? Un'attitudine questa, strettamente connessa alla pratica dell'aprire i codici delle cose, delle menti, delle persone, delle situazioni, dei progetti che ci circondano, che viviamo tutti i giorni, che sviluppiamo ed elaboriamo.

E' il 1997 quando si inaugura, nel centro storico di Cosenza, la Casa delle Culture. Un luogo dove rendere possibile ogni forma di arte e di espressione dal basso, un ambiente comunicativo, di partecipazione e condivisione. Struttura da subito dotata di una sala attrezzata per navigare gratuitamente in internet; il centro storico come riferimento della nuova fabbrica terziaria dell'informazione. Il cyberspazio portato nelle piazze reali, come aggiunta di saperi e come sistema comunicativo utilizzato per recuperare interamente la saggezza dei luoghi. "Internet per tutti" è stato il primo approccio concreto, pratico, al concetto di democrazia elettronica. Ma parlare di democrazia, ieri come oggi, significa aprire una nuova fase. Sono passati otto anni e lo sviluppo impetuoso delle reti e delle tecnologie impone una duplice azione. All'iniziale elemento di alfabetizzazione si somma l'esigenza della difesa e della proposizione di diritti legati alle nuove forme della produzione intellettuale. Bisogna farlo ora! Nello stesso momento in cui l'Italia, con il decreto Urbani, si pone in una prospettiva diversa rispetto alla stessa Europa, preferendo la via penale e sanzionatoria a soluzioni normative più complesse e democratiche intraprese in ambito comunitario.

Solo l'esposizione del codice che regola i meccanismi dei nostri progetti e di ciò che alimenta la nostra vita permette di interagirvi completamente, manipolandolo, copiandolo, diffondendolo, replicandolo, alimentando un circuito di saperi, conoscenze e pensieri. Il codice deve essere aperto, ma non basta: deve saper scorgere e "linkare" altri codici, perché il tutto sia "di più" della somma delle parti. Di questo si discuterà negli spazi della Festa delle Invasioni, con dibattiti, seminari e laboratori pratici. Tutte e tutti sono invitati a partecipare, con i propri frammenti, a questa composizione, a discutere, elaborare e ampliare il codice aperto dei ragionamenti collettivi, della costruzione di progettualità e di reti di relazioni. E' una speranza di INVASIONI che dieci giorni di workshop, momenti di confronto e di formazione, nonché occasioni di relazione, siano un buon "incipit" per ragionare collettivamente su questi temi. NE' PER NE' CONTRO (BENSI' AL CONTRARIO).


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